Curva Sud dei tifosi della Roma allo Stadio Olimpico piena di bandiere giallorosse

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2017

28 maggio 2017, Roma-Genoa 3-2: l'ultimo giorno del Capitano

Roma-Genoa 3-2, la festa del numero 10

Disse che si toglieva la maglia per l'ultima volta e che la piegava con cura. Tutta quella giornata sta in quell'immagine, da casa, da armadio, consegnata a uno stadio pieno da un uomo di quarant'anni. Era il 28 maggio 2017. Francesco Totti salutava la Roma dopo venticinque stagioni, e l'Olimpico era lì, tutto, per lui.

C'era anche un campionato da chiudere. All'ultima di Serie A la Roma riceveva il Genoa con un punto di vantaggio sul Napoli, e il secondo posto, quello dell'accesso diretto alla Champions League, era ancora da conquistare. In curva lo striscione diceva una cosa semplice: Totti è la Roma. Lui partì dalla panchina.

Il cinquantaquattresimo minuto

Il Genoa segnò subito, al 3', con Pellegri. Dzeko pareggiò al 10'. Poi il minuto che tutti aspettavano: al 54', sull'1-1, Totti entrò al posto di Salah e lo stadio si alzò in piedi come un solo corpo. Al 74' De Rossi, il suo erede, firmò il vantaggio. Al 79' Lazovic rimise tutto in pari. E allora la Roma fece la cosa più romanista possibile: ci credette fino in fondo. Al 90' Perotti, su assist di Dzeko, segnò il 3-2. Seconda in classifica a 87 punti, uno sopra il Napoli, e l'accesso diretto alla Champions League in tasca. Totti non segnò, e quella volta nessuno gliene chiese conto. Il regalo glielo avevano fatto i compagni.

Il conto dei suoi anni era già scritto. L'esordio il 28 marzo 1993 a Brescia, quando Boskov lo mandò in campo all'87' al posto di Rizzitelli, a sedici anni. Poi venticinque stagioni in Serie A, 307 gol con la Roma e oltre settecentottanta presenze, record assoluto del club. Lo scudetto del 2001, le coppe, il Mondiale del 2006, la Scarpa d'Oro del 2006-07. Una sola maglia di club per tutta la vita, in un'epoca in cui quasi nessuno lo fa più.

La lettera

Al fischio finale cominciò la festa. I compagni lo lanciarono in aria un'ultima volta. Fece il giro di campo in lacrime, con la piccola Isabel in braccio, e verso la Curva Sud lanciò un pallone. Poi consegnò la fascia di capitano a un ragazzino del settore giovanile nato nel 2006, l'anno del suo Mondiale. Un passaggio di testimone in piena regola. E prese il microfono.

Lesse la lettera con la moglie e i tre figli accanto. Ringraziò per prima la famiglia. Ricordò ventotto anni di Roma e parlò ai ragazzini che lo avevano tifato e che nel frattempo erano diventati grandi. E disse che nascere romani e romanisti è un privilegio. Detto da lui, davanti a una città intera, suonava come un giuramento.

Per sempre il Capitano

Rimase in società come dirigente. Il calcio giocato era finito, il legame no. Chiunque abbia avuto la Roma nel cuore in quegli anni sa dove si trovava il 28 maggio 2017, e sa che cosa ha visto: venticinque stagioni che si chiudevano con una vittoria all'ultimo respiro, uno stadio in piedi e un capitano che parlava alla sua gente.

Una maglia piegata si conserva. La si mette via perché ci si tiene, sapendo che nel cassetto resterà per sempre e che nessuno, in quella casa, si azzarderà mai a toccarla. Quella casa è Roma, e quella maglia è la sua.

Il prossimo raccontoDzeko, De Rossi, Manolas: la notte in cui l'Olimpico rovesciò il Barcellona

Tutta la nostra storia

Fonti: AGI, il giorno di Totti · Sky Sport, la lettera · Sky Sport, un anno dopo · Il Fatto Quotidiano, l'addio · Skuola.net, il discorso · Fantacalcio, la cronaca · Goal, 28 maggio 2017 · The Local, i numeri di Totti · Sky Sport, carriera e numeri · What a Howler, l'addio · Blitz Quotidiano, lo striscione · Blitz Quotidiano, Totti e Isabel