Curva Sud dei tifosi della Roma allo Stadio Olimpico piena di bandiere giallorosse

La casa dei romanisti

Il sito dei tifosi della Roma: voti, pronostici e analisi dopo ogni partita.

1929

Cinque a zero sulle assi di legno: Campo Testaccio, la prima casa della Roma

La prima casa, 1929-1940

Cinque a zero alla Juventus. Il 15 marzo 1931, in via Nicola Zabaglia, la Roma affronta la squadra che non ha mai battuto, con la testa della classifica in palio, e la travolge. Succede a Campo Testaccio, uno stadio di legno dipinto di giallo e di rosso, piantato in un rione operaio stretto tra il Monte dei Cocci e la Piramide. È la casa dove tutto è cominciato, e ogni romanista dovrebbe saperne il nome a memoria.

Un teatro inglese in mezzo al rione

Quando quelle tribune si alzano, la Roma ha due anni. È nata nel 1927 dalla fusione di tre società, ha già un nome e una gente, le manca soltanto un indirizzo. Glielo regala il presidente Renato Sacerdoti, quello che chiamano il banchiere di Testaccio, e la scelta del luogo dice subito a chi apparterrà quella squadra: a un quartiere che lavora.

Lo stadio apre il 3 novembre 1929. Tutto di legno, tutto giallo e rosso. Il modello arriva dall'Inghilterra, da Goodison Park, la casa dell'Everton: pianta rettangolare, circa ventimila posti, spalti così addosso al campo che il pubblico vede il sudore dei giocatori. Il primo pomeriggio arriva il Brescia e finisce 2-1. Il primo gol porta la firma di Rodolfo Volk, ed è un primato che nessuno potrà mai togliergli.

Poi parlano i numeri, e parlano forte. In campionato, a Testaccio, la Roma gioca 161 partite e ne vince 103, con 32 pareggi. Chi scende in via Zabaglia sa già che cosa lo aspetta, e lo sa da prima di entrare.

Il giorno del cinque a zero

Quel 15 marzo 1931 merita di essere raccontato per intero. Arriva la Juventus, e dopo sei minuti segna Lombardo. Nella ripresa la Roma dilaga e il punteggio diventa una sentenza: Volk, poi Bernardini su rigore, poi Fasanelli, poi ancora Bernardini. Cinque a zero. In porta c'è Guido Masetti, in mezzo al campo comanda Attilio Ferraris, in panchina siede un inglese, Herbert Burgess.

Un pomeriggio così è troppo grande per restare negli almanacchi. L'anno dopo Mario Bonnard ne ricava un film, Cinque a zero, con i veri giocatori della Roma nella parte di sé stessi, e le facce di Testaccio finiscono proiettate su uno schermo. I nomi di quella squadra vivono ancora in una canzone che i romanisti si passano da novant'anni, il monumento più giusto per chi ha scritto la prima grande pagina della storia giallorossa.

La casa che non si dimentica

Nel 1940 la Roma lascia il rione per lo Stadio Nazionale. L'ultima partita è un'amichevole col Livorno, il 30 giugno, e la Roma saluta la sua casa vincendo 2-1. Poco dopo le assi vengono giù, ma quello che avevano costruito resta in piedi. Una squadra diventa di qualcuno nel luogo dove la sua gente impara ad aspettarla, e la Roma lo ha imparato lì.

Il rione non ha mai smesso di volere indietro il suo campo. Nel 2000 il prato viene sistemato e riaperto, e il 23 aprile 2026 l'Assemblea capitolina approva una delibera sugli spazi accanto al campo, dentro il piano per recuperare tutta l'area. Via Zabaglia continua a chiamare, e davanti a quel cancello noi romanisti sappiamo aspettare.

Perché tutto comincia lì. Il banchiere di Testaccio, il primo gol di Volk, il cinque a zero, i ventimila addosso al campo. Stare vicini alla propria squadra e saperla aspettare: sono le due cose che la Roma ha imparato in via Zabaglia, e quasi un secolo dopo il legno giallo e rosso di Testaccio batte ancora nel cuore di ogni romanista.

Il prossimo raccontoGiacomo Losi, il gol dello zoppo e il Core de Roma

Tutta la nostra storia

Fonti: Gli Eroi del Calcio, Campo Testaccio 90 anni fa · Gli Eroi del Calcio, storia dello stadio · AS Roma, l'ultima partita a Testaccio · AS Roma, Renato Sacerdoti · AS Roma, il 5-0 alla Juventus del 1931 · Gli Eroi del Calcio, 15 marzo 1931 · Calcio England, Campo Testaccio · Corriere dello Sport, Onorato sul nuovo Campo Testaccio · Wikipedia, Five to Nil