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1980-1985

Paulo Roberto Falcão, l'ottavo re di Roma e lo scudetto del 1983

Il Divino, 1980-1985

La tradizione dice che i re di Roma furono sette, da Romolo a Tarquinio il Superbo. L'ottavo arrivò dal Brasile nell'agosto del 1980. Aveva ventisei anni, e nessun libro di storia lo riporta. Lo hanno incoronato i romanisti, che in materia di monarchia non hanno mai chiesto il parere di nessuno.

Per capire la portata di quell'arrivo bisogna ricordare da dove veniva il calcio italiano. Dopo il Mondiale del 1966 le frontiere erano state chiuse agli stranieri, e soltanto il 9 maggio 1980 il Consiglio federale decise di riaprirle. Quasi quindici anni di campionato fatti in casa. La Roma di Dino Viola e di Nils Liedholm si mosse subito e pagò circa un milione e mezzo di dollari all'Internacional di Porto Alegre, dove Falcão aveva vinto tre campionati brasiliani, nel 1975, nel 1976 e nel 1979. Era un centrocampista che giocava a testa alta quando gli altri la tenevano bassa.

Il primo anno, la prima coppa

Esordio il 14 settembre 1980 a Como: 1-0 per la Roma, con un'autorete di Volpi. E il primo anno finì già dentro la storia. Nella finale di Coppa Italia contro il Torino, decisa ai rigori, l'ultimo tiro che contava fu il suo. Freddezza, classe, coppa. A Roma cominciava a farsi strada un'idea che da tempo nessuno osava dire ad alta voce: si poteva vincere.

L'estate del 1982 portò il suo nome in tutto il mondo. Al Mondiale di Spagna segnò il pareggio del Brasile contro l'Italia del suo compagno di squadra Bruno Conti, nella partita che gli azzurri vinsero 3-2. Da quel giorno nessuno ebbe più dubbi su chi fosse il regista della Roma.

La stagione del 1983

Quell'idea diventò calendario nel campionato 1982-83. Falcão giocò 27 partite e segnò 7 gol, e quasi nessuno fu banale. Di testa decise l'1-0 sul Cagliari. Contro l'Inter, nel 2-1 all'Olimpico del dicembre 1982, lasciò la sua firma su punizione, da lontano. Attorno a lui Liedholm aveva costruito una squadra che girava con la zona, cambiava posizione di continuo e aggrediva gli avversari. Il brasiliano ne era l'asse, il punto da cui partiva tutto.

8 maggio 1983, Marassi. L'1-1 con il Genoa consegna alla Roma lo scudetto, quarantuno anni dopo il primo. Quarantuno. E all'ultima giornata, nel 3-1 al Torino, arriva anche un suo gol, come una firma in fondo al documento più bello.

Il soprannome venne dagli spalti. Nessuno sa dire con certezza quando la gente cominciò a chiamarlo l'ottavo re di Roma, ed è giusto così: le corone popolari non hanno una data di consacrazione. Hanno soltanto un popolo che decide.

L'ultimo lampo al San Paolo

L'ultima partita ufficiale con la Roma fu il 16 dicembre 1984, al San Paolo, in casa del Napoli di Maradona. Il primo gol del 2-1 giallorosso lo segnò lui. Un ultimo lampo da sovrano, e una vittoria da portare a casa.

Restano i numeri: 152 partite e 27 gol in tutte le competizioni, 107 e 22 in Serie A, uno scudetto e due Coppe Italia. Resta il posto nella Hall of Fame della Roma. E resta una corona che nessuno ha mai pensato di togliergli. Di Tarquinio, a Roma, nessuno sente la mancanza. L'ottavo re, invece, sul trono ci è rimasto.

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Tutta la nostra storia

Fonti: AS Roma, il debutto di Falcão · Sky Sport, gli stranieri del 1980 · Trivela, i 40 anni del secondo scudetto · Trivela, come Falcão conquistò Roma · Gli Eroi del Calcio, Falcão · Gli Eroi del Calcio, lo scudetto 1983 · Soccerway, l'ultimo lampo di Falcão · AS Roma Ultras, scheda Falcão · Forza Italian Football, Falcão · Duke University, Falcão