Curva Sud dei tifosi della Roma allo Stadio Olimpico piena di bandiere giallorosse

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1983

Pruzzo di testa a Marassi: l'8 maggio 1983 la Roma torna campione d'Italia

Il secondo scudetto

Ventesimo minuto. Bruno Conti batte l'angolo, la palla va e torna, Agostino Di Bartolomei la rimette in mezzo e Roberto Pruzzo la prende di testa. Rete. Stadio Marassi, 8 maggio 1983, penultima giornata. Con quel pallone in fondo al sacco si chiude un'attesa cominciata il 14 giugno 1942, in piena guerra, il giorno del primo scudetto. Quarantuno anni. Il tempo di nascere, crescere, fare figli e invecchiare senza aver mai visto la Roma campione d'Italia. Molti romanisti li avevano vissuti esattamente così, e quel colpo di testa li ripaga tutti in un pomeriggio.

La squadra del Barone

Quella Roma non nasce in un'estate. Nils Liedholm la costruisce in più stagioni con il sostegno del presidente Dino Viola, e la fa giocare a zona in un calcio italiano che marca ancora a uomo. Un'idea da pioniere, e una squadra piena di campioni. In porta c'è Tancredi. Vierchowod è arrivato in prestito dalla Sampdoria, Nela corre sulla fascia, Maldera porta esperienza. Conti ha appena vinto il Mondiale, Ancelotti è giovane, Prohaska mette ordine, Pruzzo sta davanti a fare il suo mestiere di bomber. E poi Falcao, il brasiliano che tutti chiamano divino e che a Roma si è preso le chiavi del centrocampo.

La mossa da maestro riguarda il capitano. Liedholm arretra Di Bartolomei a libero, perché ha i piedi per lanciare da dietro e la testa per comandare, e da quel momento tutto il gioco comincia da lui. Dall'altra parte c'è la favorita, la Juventus dei sei campioni del mondo, di Platini e di Boniek. La Roma la guarda negli occhi e se la lascia alle spalle.

La corsa di primavera

La Roma va in testa e la Juve si mette a inseguire. Marzo è il mese della pressione, quello in cui le grandi squadre si riconoscono. A Pisa la Roma vince con i gol di Falcao e di Di Bartolomei e resta davanti. Il 27 marzo pareggia 2-2 a Firenze, dove sono arrivati a migliaia dalla capitale, e lo stesso giorno a Torino il Toro, sotto di due gol nel derby, ribalta tutto in poco più di due minuti: la Juve perde 3-2. Il 1° maggio la Roma batte 2-0 l'Avellino, ancora con Falcao e Di Bartolomei. Lo scudetto è lì, a un passo. Manca soltanto l'ultima spinta.

Un punto a Genova

A Marassi serve un pareggio, e Genova si riempie di romanisti. Pruzzo colpisce, Fiorini pareggia prima dell'intervallo, e da lì in poi la partita diventa una lunga attesa del fischio finale. Quando arriva, sull'1-1, la Roma è campione d'Italia. Chiuderà a 43 punti, quattro più della Juventus, con 16 vittorie e 11 pareggi.

Il 15 maggio, ultima giornata all'Olimpico col Torino, la città tira fuori tutto quello che ha. Bandiere ovunque, il sindaco Ugo Vetere sul prato, il giro d'onore con il tricolore.

Di quella stagione restano i nomi da recitare a memoria, il libero con i piedi da regista, la zona del Barone, il colpo di testa di Marassi. E resta un numero che nessun tabellino riporta: quarantuno anni, contati uno per uno da chi era rimasto ad aspettare, e spazzati via in un pomeriggio di maggio da una zuccata di Pruzzo.

Il prossimo raccontoLa prima finale di Coppa dei Campioni: la Roma all'Olimpico, 30 maggio 1984

Tutta la nostra storia

Fonti: AS Roma, i momenti dello scudetto 1982-83 · Gli Eroi del Calcio, 8 maggio 1983 · Gli Eroi del Calcio, il secondo scudetto · Gli Eroi del Calcio, Roma-Torino e il giro tricolore · Wikipedia, Serie A 1982-83 · Lazio Stories, Serie A 1982-83 · Il Romanista, 14 giugno 1942