Curva Sud dei tifosi della Roma allo Stadio Olimpico piena di bandiere giallorosse

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1984

La prima finale di Coppa dei Campioni: la Roma all'Olimpico, 30 maggio 1984

La finale di Coppa dei Campioni

Bruno Conti mette la palla in mezzo, Roberto Pruzzo si alza e la gira di testa alle spalle di Grobbelaar. Pareggio, poco prima dell'intervallo, in una finale di Coppa dei Campioni. Stadio Olimpico, 30 maggio 1984, quasi settantamila persone. La Roma è arrivata dove non era mai arrivata: all'ultimo atto della coppa più grande d'Europa, nella sua città, sul suo prato, davanti alla sua gente.

Un anno prima la città aveva festeggiato il secondo scudetto della propria storia. Dodici mesi dopo, la squadra di Nils Liedholm si presenta alla notte più importante del calcio europeo. Nessuna Roma prima di questa ci era riuscita.

Il cammino

Per arrivarci la Roma attraversa l'Europa. Il Göteborg, il CSKA Sofia, la Dinamo Berlino. Poi la semifinale con il Dundee United, ed è lì che questa squadra mostra di che pasta è fatta. All'andata gli scozzesi vincono 2-0. Sembra una montagna. Il 25 aprile l'Olimpico è pieno, e la Roma la scala tutta: due gol di Pruzzo e un rigore di Di Bartolomei. Tre a zero. Rimonta completa, finale conquistata. E la finale, il destino ha voluto così, si gioca proprio a casa della Roma, all'Olimpico, dove la sua gente può spingerla fino all'ultimo pallone.

La notte dell'Olimpico

Di fronte c'è il Liverpool di Joe Fagan, una squadra abituata a quelle notti, con Dalglish, Rush, Souness, Hansen. Liedholm manda in campo Tancredi, Nappi, Righetti, Bonetti, Nela, Cerezo, Falcao, Di Bartolomei, Conti, Pruzzo e Graziani. Undici nomi che i romanisti sanno recitare a memoria, uno dopo l'altro, come una formazione da mettere in cornice.

Il Liverpool passa avanti intorno al quarto d'ora con Phil Neal. La Roma non si scioglie, non abbassa la testa, va a prendersi il pareggio con il suo bomber e con il suo campione del mondo, Pruzzo di testa sul pallone di Conti. È la risposta di una squadra che non ha nessuna intenzione di fare la comparsa nella sua serata.

Nella ripresa Pruzzo deve arrendersi e uscire, al suo posto entra Chierico. Si va ai supplementari con le gambe sempre più pesanti, si ferma anche Cerezo e tocca a Strukelj. La Roma resta in piedi, colpo su colpo, per centoventi minuti. Per la prima volta nella storia della competizione la finale si decide dal dischetto. Finisce 1-1, e ai rigori la coppa va al Liverpool.

Quello che resta

Al Liverpool va reso quello che gli spetta: vinse una finale in casa d'altri, con uno stadio contro, come sanno fare le grandi squadre. Ma la misura di quella notte, per noi romanisti, è un'altra. La Roma arrivò fino all'ultimo pallone della partita più importante d'Europa, sul suo prato, davanti alla sua gente, e nessun rimpianto cancella la grandezza di quel viaggio.

Ricordiamola così, quella Roma. Göteborg, Sofia, Berlino. La rimonta sul Dundee United con l'Olimpico pieno. Pruzzo che vola di testa in una finale di Coppa dei Campioni. Falcao, Conti, Di Bartolomei, Cerezo, tutti insieme nella stessa notte, nella stessa maglia. Centoventi minuti a testa alta davanti a quasi settantamila persone.

È stata la prima volta della Roma sul palcoscenico più grande del calcio europeo. Un titolo d'onore che nessun albo d'oro potrà mai togliere a quella squadra e alla sua gente.

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Tutta la nostra storia

Fonti: Il Post, Quel Roma-Liverpool del 1984 · Play Up Liverpool, tabellino · The Scotsman, archivio della finale · Wikipedia, 1984 European Cup final · Gli Eroi del Calcio, 30 maggio 1984 · Goal, Roma-Liverpool 1984 · LaPresse, Bruno Conti sulla finale · Giallorossi Yorkshire, 35 anni dopo